Voglio essere una cotoletta

Signori miei, Signore mie è ora che faccia outing: nella vita voglio essere una cotoletta. Sì avete capito bene, una fetta di carne impanata e fritta, con uovo, farina e pangrattato.

Una cosa semplice, buona e gustosa, come le cose che si cucinano a casa con poco, senza sbattersi in modo particolare, ma che ha gusto e piacere a essere mangiata, accompagnata con insalata o patate fritte che si ne importa. L’importante che ci piaccia.
Appunto che piaccia, mica voglio essere un roastbeef. Cotto e rosolato per 45 minuti, che se non è impanato bene e rosolato a dovere perde i succhi, li disperde e diventa secco.
Nemmeno voglio essere una fettina di carne alla griglia, sbattuta su una graticola ad alta temperatura che se non è mangiata, all’istante diventa fredda, secca e finisce nel secchio dell’umido.
Tanto meno essere un umido vitello tonnato.No manco quello.  Il vitello tonnato se non ha equilibrio perfetto tra tonno maionese, limone e olio rischia di essere pesante, come le chilate di insalate russe costretti ad assaggiare ai veglioni.

Se ora siete arrivati a questo punto del post vi starete chiedendo cosa voglio dire,  ve lo dico subito.

Ognuno nella vita può essere ciò che vuole essere senza doversi sentire “giudicato” da chi invece nella vita cerca sempre di rifilare un ruolo agli altri, o come dico spesso, capita spesso di incontrare gente che prova nonostante tutto a mettersi la 42 pur essendo una 46.
E non parlo di girovita, ma di situazioni esistenziali assurde, dove chi vi sta accanto vi deve capire per amore vostro, dell’amicizia, dell’amore tutto, dell’umanità e della cristianità ( se proprio non vi si sopporta.)

Lo so vi ho sconvolto, ma i paragoni aiutano a capirsi, nonostante non mangi carne. #sodettagli 😉

Maria

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