La recita di Natale

Quando hai raggiunto la veneranda età dei 35 anni ( quasi), può capitarti di finire nuovamente in un posto che hai frequentato in giovinezza.

Non cominciamo con i locali dove vi siete ubriacati a sangria o le discoteche dell’Avellino bene: non ci provate.
Qua siamo agli albori della vostra vita, quando il vostro “io” ha iniziato a prendere coscienza di “se”.

Quel momento si chiama Recita di Natale!

Quel giorno una fantomatica donna chiamata maestra ha deciso che tu dovevi interpretare un personaggio specifico di nome “Maria” e “Giuseppe”. E fino a qua ci poteva anche stare, ma i problemi iniziano quando dovevi fare il pastorello, uno che nella vita non si capisce perché non ha un nome e quindi in famiglia per il successivo mese tutti sapevano che tu ti chiamavi “pastorello”.
Avevi un’unica alternativa in assenza di google ( parliamo degli anni 80′) scartabellarti l’intero calendario, ma sto santo non usciva. Santo Pastorello dove stai?

Se ti capitava il magio, tua mamma iniziava a santiare, su dove prendere la mitica corona, ma poi la corona non la portavano i re? Ma questi che regno tenevano?

Morivi così, questi misteri te li portavi addosso fino alla befana, poi si smontava tutto a volo scatoli, scatoloni e saluti all’anno prossimo.

Alle recite  si veniva vestititi di tutto punto, le famiglie spendevano capitali per farti  il vestito, e tuo madre te lo ricordava pedissequamente dalla mattina alla sera; in pratica era la tua uscita alla Scala di Milano, se facevi una figura da niente, il tuo curriculum vitae sarebbe stato macchiato irrimediabilmente. Insomma erano cavoli amari!

Vai a ripetere tutti i giorni, e sta recita ti regalava tanta di quell’ansia che la sera dello spettacolo ringraziavi il cielo per la fine di questa terribile avventura che ti aveva inguaiato tutto l’avvento, arrivato Gesù Bambino era arrivata la liberazione, mo se ne parlava a giugno; ma lì Gesù non poteva metterci mano.

Ora in memoria di queste avventure infantili propongo una richiesta al tanto decantato Ufficio regionale scolastico, ma perché no anche alla Ministero dell’Istruzione.

No alla recite di Natale fino alla prima elementare o scuola primaria.

Dai tre ai cinque anni, canti natalizi classici, che pure i genitori conoscono; sì  perchè vi assicuro che il 90% dei genitori l’inglese lo masticano poco. Dovrebbero essere illuminanti dalle facce di mammina e papino, che li guardano e si chiedono : “Ma che canzone è?” Ridono e sorridono tra loro, si guardano spaesati, nessuno tiene il coraggio di dire all’altro che non si capisce niente.

Insomma massimo 4 canzoni e una poesia, una filastrocca, due coriandoli e via! Fateci cantare anche a noi in platea, Natale è la festa della famiglia, siamo tutti pronti a cantare “Tu scendi dalle stelle” o “Astro del ciel”, fateci tornare bambini, fateci fare qualcosa insieme ai bambini.

Invece il quadro è proprio diverso, in mezzo a “Natale puoi” della Bauli, noi poveri disgraziati della platea siamo tampinati dai profumi volatili della mamme in versione galà di Natale alla presenza del presidente della regione, figli più piccoli che urlano come se fossero stati appena rapiti, papà che chattano, fanno foto, dormono; nonne impazienti di andare in scena ( si perchè sanno tutta la parte dei nipoti), i videomaker casalinghi pronti a riprendere minuto per minuto la recita, zie disperate come me che non vedono l’ora di uscire da questa bolgia mentre il solito papà ti guarda e dice “Chi è tuo figlio?”

E già a 35 anni se non hai un figlio che ci fai alla recita di Natale??

Vengo a commentare, semplice no? 🙂

Buon Natale bambini meritate il premio della pazienza.

 

Maria

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