Una domanda da comunicatore

Gentile Rudy,
sono anni ormai che ti leggo, ti seguo e ti inseguo, leggo i tuoi post e metto mi piace. Sono credo tre anni che ti leggo e mi chiedo se non è il momento esatto per parlarti di una serie di dubbi che ho nella mia vita di comunicatore.

Se prima eravate in pochi a parlare di comunicazione, da qualche tempo i social si sono letteramente ripiempiti di esperti, ceo, responsabili, gury della comunicazione. Tutti competenti. Ogni giorno qualcuno si alza e ci propone dieci consigli, tre dritte, quattro elementi imprescindibili da tenere conto quando utilizzi i social.
Sì i social oramai non sono il pane quotidiano, ma l’aria che respiriamo, se non ci sei fallisci, sei un fallito, sei uno che non lo sa, ma l’azienda sta per chiudere. L’azienda intanto campa bene, in fondo se lavori mica stai sui social; i clienti di chi lavora stanno altrove.
Tu, da comunicatore te li leggi, e poi inizi a sentire il sapore in bocca di qualcosa di insipido, stantio, cose che non sai bene il perchè, ma conosci bene.

In pratica tutti, ma dico tutti i giorni, l’obiettivo è scansare tutti questi consigli che dicono tutti la stessa cosa e che puntano ad un solo obiettivo: fare clienti o soldi.
Un mare, ma che dico un oceano di contenuti inutili vanno al di qua e al di là di internet e inizio a pensare che è meglio ritornarsene a riva.
Perchè se non si guarda oltre si è persi.

Ieri per esempio mi è comparso il volto di una esperta di marketing  seduta su un divano che dava consigli. Ho detto ma questo può farlo uno solo, mica tutti. Insomma anche la tecnica di vendita giuro mi è sembrata già vecchia.

Ma non che  per fare comunicazione forse forse i social non siano tutto?
Un’azienda, un esperto non può dare consigli a tutti in modo uguale, perchè le aziende spesso hanno bisogni e aspettative diverse; una azienda a volte fa a cazzotti pure con il sito internet ; figurarsi comprendere l’algoritmo dei social.

Già i social, tutti sui social e nessuno che fa clienti. Si passano le giornate ad evitare le richieste dei mi piace alle pagine che nonsi guarderanno mai. Quanti interessi posso avere nella vita se non soddisfo prima i bisogni?

E mentre tutti corrono dietro alla trottola social, sono sempre più convinta di scendere da questa giostra. Avere pagine piene di like o di gente che ti segue, ma alla quale non interessa interagire con te, è un fallimento. La vita è fatta ancora di relazioni e da lì che si muove l’economia mica dalle foto pubblicate sui social?

Insomma sono convinta che non leggerò più articoli di questo tipo, preferisco leggere post che ti dicono come smacchiare un capo, mangiare una cosa buona, cucinare una cosa nuova e sapere che il mondo è un posto bellissimo a visitare.

 

Grazie dell’attenzione Rudy,
Maria

Maria

2 Comments

  1. Non ho capito la domanda 😀
    A parte gli scherzi, quello che dici non solo è corretto ma condivisibile. Credo che la soluzione ai tuoi dubbi sia intrinsecamente in quello che scrivi. Il problema sta nella parola “sedicente”. Non è sufficiente scrivere di essere un comunicatore per essere un comunicatore e molto, moltissimi, scambiano l’opportunità di scriverlo con il fatto di esserlo davvero. manca la straordinarietà, manca la passione.
    Cercare di fare qualcosa di straordinario dopo che lo ha fatto un altro equivale a fallire, a copiare. Equivale ad essere ordinari.

  2. Ciao Rudy,
    grazie di avermi risposto.
    Non mi sono assolutamente dimenticata di te, sono tre giorni che cerco la signora del divano che mi è comparsa sotto forma di post sponsorizzato per un giorno intero, poi il vuoto.
    Non ricordo il nome purtroppo, ma giuro che se la trovo, ti informo subito.

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